ssss

Il Cilento






Pochi conoscono realmente il Cilento, altri lo confondono, forse perché non ha mai avuto confini precisi. Ancora meno conoscono il Parco del Cilento, oltre 100.000 ettari dalla costa tirrenica fino ai piedi dell’Appennino campano – lucano che si caratterizzano per spettacolari risorse ambientali, paesaggistiche, archeologiche, con la splendida costa frastagliata da spiagge di sabbia fine e bianca e da insenature rocciose, la zona interna con emergenze naturalistiche spettacolari, i siti archeologici di valenza mondiale come Paestum e Velia, le testimonianze artistiche-culturali come la splendida Cerosa di Padula, il mare azzurro e limpido sede di Aree Marine protette.

Il Cilento si presenta ad un viaggiatore attento come un ambiente in cui il confine fra mito, storia e paesaggio si stempera e si confonde. Se il viaggiatore giunge dal mare le spiagge e le scogliere, le falesie e le grotte si confondono con il verde degli ulivi e della macchia, se invece arriva in treno o in auto, entra attraverso piccoli borghi incuneati nelle strette valli fluviali, o costeggiando le spiagge di Paestum.

Ancora oggi i miti si confondono con le certezze della storia a dare anima e nobiltà ad un paesaggio eccezionale, vario e movimentato: Palinuro ed Enea, Ercole e i Vastasi (giganti del monte della Stella), l’arcangelo Michele e i dolmen di San Mauro Cilento, la sirena Leucosia, sepolta, si racconta, nei pressi di Castellabate.

Lo stesso toponimo è avvolto nel mistero. Oggetto di contrapposte analisi filologiche, le tesi più accreditate giungono anche a mettere in dubbio la più accorsata interpretazione di Cilento = cis-Alentum ”al di qua dell’Alento”.

Il Cilento, denominato Enotria da Erodoto, Plinio e Stefano di Bisanzio, fu occupato dai Lucani nella parte collinare e montuosa; la costa fu invece interessata alla colonizzazione greca, della quale Posidonia/Paestum ed Elea/Velia hanno tramandato testimonianze significative. Mentre Velia resisterà alla pressione lucana, Paestum ne subirà l’occupazione e l’inculturamento.

Numerose le tracce dell’azione culturale greco – bizantina, favorita anche dalla generosa politica dei principi longobardi e convivente con quella chiesa latina, disseminate nei paesi e villaggi cilentani.

Le torri di guardia, frutto dell’azione di difesa delle popolazioni costiere contro le incursioni saracene, costruite dai privati e da università prima del 1566, e dopo questa data per ordine del Regno di Napoli, lungo tutto il litorale da Paestum a Policastro, oggi occhieggiano attraverso qualche residenza privata, o qualche night alla moda, oppure hanno lasciato sul terreno solo misere testimonianze, restano comunque soffuse di un vago romanticismo per quello che hanno rappresentato.

Il Cilento è soprattutto colline e montagne, se del paesaggio non facessero parte piccole piane costiere ed il Vallo di Diano, una grande pianura interna, un tempo occupata da un lago, oggi scomparso. Frastagliati i rilievi e continuo il susseguirsi di dorsali montuose: alcune con versanti ripidi e scoscesi, e colline rotondeggianti, variamente orientate, ed incise da un fitto reticolo idrografico. Un territorio ricco di contrasti, dove l’altimetria passa alquanto velocemente dalle sabbiose coste ai quasi duemila metri (1.899, per l’esattezza) del monte Cervati, e delle altre cime: il monte Alburno (1.742 metri), il monte Gelbison (1.705 metri), concentrate verso l’interno, e il monte Bulgheria (1.224 metri) e il monte della Stella (1.130 metri), isolate, che scendono verso il mare creando suggestive coste alte e rocciose.

Il Cilento è drenato da pochi bacini idrografici: l’Alento, il Lambro e Mingardo, il Solofrone, il Testene, la Fiumarella, il Bussento verso il Tirreno, il Calore, il Sammaro ed il Tanagro verso il Sele.

Circa ottanta chilometri di costa che regalano lunghe strisce di spiagge, alla foce dei principali corsi d’acqua, l’Alento e il Mingardo, scogliere e falesie anche spettacolari come Punta Tresino vicino Agropoli, protetta anche in mare da una zona di tutela biologica, di Punta Licosa, delle Ripe Rosse di Montecorice e soprattutto della Costa degli Infreschi.sede dell’istituendo “Parco Marino degli Infreschi e della Masseta”

Il Comitato Consultivo sulle Riserve della Biosfera del Programma MAB (Man and Biosphere) dell’UNESCO, nella riunione tenutasi a Parigi tra il 9 ed il 10 giugno del 1997, ha inserito all’unanimità nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano.

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, unitamente ai siti archeologici di Paestum e Velia, è inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.